Umberto Cesaro

Chi, cosa e dove...una provocazione.

Per la rubrica Impro Pensieri, oggi riproponiamo l’articolo di Umberto Cesaro da Improvvisazione Consapevole.

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“Prima di riprendere tutte le nostre sessioni di improvvisazione, i nostri amati corsi e/o workshop, voglio lasciarvi una riflessione tutta personale.

 
Quante volte sin dal primo anno sentiamo parlare di definire bene “Chi siamo”, “Dove siamo” e “Che cosa stiamo facendo”, la triade sacra dell’improvvisazione.
 
Beh, vi confesso che ultimamente mi sto chiedendo se non sia il caso di dargli una bella spolverata. Non fraintendetemi, eh! So bene quanto sia importante sapere chi sei, cosa stai facendo e dove ti trovi in una scena. Ma… c’è un ma.
 
Prendiamo il “chi”. Okay, so che il mio personaggio si chiama Gino, ha 42 anni e fa il panettiere. Ma questo mi dice davvero come interpretarlo? Io dico di no! Pensateci: quanti panettieri conoscete che, pur avendo la stessa età e lo stesso lavoro, sono completamente diversi tra loro?
 
Quello che serve davvero è capire come si sente il nostro caro Gino in quel momento. È frustrato perché il suo apprendista ha bruciato l’ennesima infornata? O magari è al settimo cielo perché ha appena inventato un nuovo tipo di pane che farà impazzire il quartiere? Ecco, queste sono le cose che mi fanno venire voglia di saltare sul palco!
 
E il “cosa”? Beh, dire o mostrare che sto impastando la pizza è carino, ma… un po’ noioso, no? Invece, se dico che sto impastando una pizza gigante per il compleanno a sorpresa della mia migliore amica, mentre cerco disperatamente di non far trapelare nulla… ora sì che abbiamo del materiale succulento!
 
Il “dove” poi… Certo, è utile sapere se siamo in una panetteria o sulla luna. Ma sapete cosa è ancora più interessante? La situazione! “Sono in panetteria” è una cosa, “Sono in panetteria e c’è una fila chilometrica di clienti arrabbiati perché ho finito il pane alle 9 del mattino” è tutta un’altra storia!
 
Insomma, ragazzi/e, quello che sto cercando di dirvi è: non limitiamoci al chi, cosa, dove. Cerchiamo l’emozione, la relazione, la situazione! Vi assicuro che le vostre scene decolleranno come razzi.
 
Ovvio che tutto questo non dobbiamo costruirlo da soli, sennò cadiamo nel solito problema di farci il nostro film e imporlo agli altri. Scegliamo un mood, un’attitudine, facciamoci cambiare dalla situazione e dalla relazione che creiamo con i nostri compagni e compagne in scena e godiamoci tutto quello che succede.
 
E voi che ne pensate? Avete mai provato ad approcciarvi alle scene in questo modo?”

Articolo tratto da
"Improvvisazione Consapevole"

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