Umberto Cesaro

Il Residenziale di Assetto

Per la rubrica Impro Pensieri, oggi riproponiamo l’articolo di Umberto Cesaro da Improvvisazione Consapevole.

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RESIDENZIALE Assetto Teatro: IMPROVVISARE, CONOSCERSI, CRESCERE
 
Ci sono esperienze che non puoi raccontare davvero, perché le parole da sole non bastano.
Puoi dire che hai passato un weekend immerso nell’improvvisazione teatrale, che hai condiviso due giorni con persone straordinarie, che hai lavorato per ore su un tema, che hai riso, faticato, scoperto cose nuove su di te.

Ma la verità è che un residenziale è molto più di questo.
Significa svegliarsi al mattino e fare colazione con i tuoi compagni di scena, ancora immersi nelle riflessioni sulla scena del giorno prima, su quell’esercizio che ti ha sbloccato qualcosa dentro.
Significa ritrovarsi la sera, distrutti ma felici, a raccontarsi aneddoti di teatro e di vita, perché dopo una giornata così intensa non sei più solo un allievo o un formatore: sei parte di un gruppo che ha vissuto qualcosa insieme.

Significa ballare vestiti come 100 anni fa, giocare seriamente a fare gli investigatori, per poi cantare e ridere fino alle tre del mattino.
Significa stare in cerchio, sudati, con il cuore che batte forte, e sentire l’energia di chi ti sta accanto.
E allora provo a raccontartelo così, questo residenziale.
Lavorare insieme per due giorni cambia tutto

C’è un momento, sempre, in cui ti accorgi che qualcosa sta succedendo.
La mattina del primo giorno sei ancora nel tuo mondo quotidiano, con le tue abitudini, i tuoi pensieri. Poi, piano piano, gli esercizi, il confronto con gli altri, il gioco e il lavoro ti portano dentro un altro spazio. Dopo un po’ smetti di guardare l’orologio, smetti di chiederti se stai facendo bene o male, se sei bravo o brava. Sei lì e basta.
Ed è lì che impari davvero.
Inizi a lasciarti andare, a togliere un po’ di sovrastrutture che ti porti dietro dalla vita quotidiana.

Perché sì, il residenziale è un momento extra-ordinario.
Lascia qualcosa dentro che va oltre la formazione, oltre i concetti legati all’improvvisazione. Ti tocca nel profondo, ti cambia, e quello che ti resterà non sarà solo ciò che hai imparato, ma l’esperienza nella sua totalità.
Sarà quella sensazione che ti farà sorridere spontaneamente quando, un giorno, ripenserai a quel weekend del 2025 passato a Soriano nel Cimino.
La magia dei momenti fuori dal palco

L’esperienza non si ferma quando finisce il workshop. Continua nelle pause, nelle risate spontanee tra un break e l’altro, nelle chiacchierate serali, nei giochi che nascono senza motivo.
Ed è proprio in quei momenti che succede qualcosa di speciale.
Sono quelli i ricordi che porterai con te.
Sono quegli attimi di connessione vera che rendono il teatro qualcosa che va oltre il palco.
Superare i propri limiti (e accorgersene solo dopo)
E parlando di palco e di improvvisazione, forse c’è stato un momento in cui hai pensato che non ce l’avresti fatta, che quello che ti si chiedeva era troppo, in fondo tu improvvisi da poco.

E poi, all’improvviso, è nata la magia.
Hai scoperto di poter fare cose che il giorno prima sembravano impossibili. Hai visto le tue capacità espandersi, la tua voce farsi più sicura, il tuo corpo rispondere con naturalezza a quello che accadeva in scena.
O forse no, ancora non ci sei riuscito o riuscita, ma hai capito qual è il lavoro che hai di fronte a te nei prossimi mesi e nei prossimi anni di improvvisazione. Hai capito che questa passione ormai fa parte di te e non vuoi più farne a meno.

Ed è proprio in quel momento che capisci perché questi residenziali sono così importanti.
Perché ti danno lo spazio e il tempo per scoprire che puoi fare molto più di quanto pensavi.
Perché il valore di quello che ti porti a casa va ben oltre il prezzo che hai pagato.
E perché quando finisce, non vedi l’ora che arrivi il prossimo.
E vuoi dirlo a tutti e tutte. Perché la prossima volta vuoi che ci siano ancora più persone con cui condividere questa esperienza.

Grazie a tutte e a tutti voi

Articolo tratto da
"Improvvisazione Consapevole"

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