PATRIZIO "PAPO" COSSA

L'Improvvisazione è la sorella "scema" del Teatro?

Per la rubrica Impro Pensieri, oggi sentiamo le parole di Patrizio Papo Cossa.

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“Qualche tempo fa parlavo con Marco Simeoli, uno dei più grandi interpreti della commedia teatrale in Italia, e lui mi diceva come agli albori della sua carriera con I Picari, il genere comico fosse considerato un parente minore del teatro classico. Quasi un fratello scemo.

Ho passato gli ultimi vent’anni immerso nel mondo dell’improvvisazione teatrale, e ultimamente mi trovo a guardarmi allo specchio e a riflettere: ma in Italia l’improvvisazione è veramente vista come la sorella scema del teatro?

 

L’Improvvisazione in Italia: Un Gioco da Ragazzi?

Quando parlo di improvvisazione teatrale, mi capita spesso di notare un sorriso di circostanza o uno sguardo perplesso. Sembra che la parola “improvvisazione” evochi immediatamente l’idea di qualcosa di fatto a caso, senza preparazione, quasi fosse un gioco per dilettanti.

Eppure, se guardiamo all’estero, la storia è ben diversa.

 

Oltreconfine: L’Arte dell’Improvvisazione Riconosciuta
In paesi come gli Stati Uniti e il Canada, l’improvvisazione teatrale è considerata una forma d’arte a tutti gli effetti. Compagnie come The Second City di Chicago hanno lanciato attori del calibro di Tina Fey e Steve Carell. In Canada, il Toronto’s Bad Dog Theatre Company è un’istituzione rispettata e amata.

Questi artisti non vengono certo visti come dilettanti che fanno cose “a caso”. Al contrario, l’improvvisazione è apprezzata per la sua complessità e per la padronanza che richiede.

 

Jazzisti dell’Improvvisazione
Pensate ai musicisti jazz. Quando un jazzista improvvisa, non sta semplicemente suonando note a caso. Ha alle spalle anni di studio, conosce perfettamente le regole della musica e le armonie, e le utilizza per creare qualcosa di unico nel momento.

Allo stesso modo, l’improvvisatore teatrale deve padroneggiare le tecniche del teatro, comprendere i meccanismi della narrazione e saper ascoltare profondamente i propri compagni di scena.

Quindi mi chiedo: perché questa differenza di percezione? Forse siamo noi improvvisatori italiani a non comunicare abbastanza il valore e la complessità di ciò che facciamo? O forse c’è una resistenza culturale che tende a sminuire ciò che non è immediatamente riconoscibile come “teatro serio”?

 

Il Futuro dell’Improvvisazione in Italia
Non ho una risposta definitiva. So solo che amo profondamente l’improvvisazione e credo nel suo potenziale. Forse è arrivato il momento di aprire un dialogo più ampio, di mostrare al pubblico italiano quanto possa essere potente e trasformativa questa forma d’arte.

E voi, cosa ne pensate? Chi è il vero responsabile (se di responsabilità possiamo parlare) di questa percezione e cosa possiamo fare per cambiare le cose? Forse, insieme, possiamo tracciare una nuova strada per il futuro dell’improvvisazione teatrale in Italia.”

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